In viaggio

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Qui nevica. Non so lì, ma qui viene giù forte.
Le colline attorno a casa hanno sempre anticipato il freddo alla città e a chi il freddo non piace più di tanto come a me, preferirebbe forse starsene al caldo tra i palazzi storici dove vivi tu.
Certo però che svegliarsi la mattina e uscire di casa circondato dalla vallata imbiancata ha il suo perché. Sembra tutto più pulito adesso, più semplice, più lineare.
La neve nasconde i dettagli, lo sporco, le imperfezioni del paesaggio. E in questo momento io di dettagli da nascondere ne avrei tanti. Che la vita poi è sempre un alternarsi di momenti buoni e meno buoni. Una bilancia incerta che oscilla tra la felicità e la malinconia. O almeno io mi sento spesso così, alle volte padrone del mondo e in altre una forma indistinta che sbanda nel buio.
Perché qui tra le colline manca anche l’illuminazione sulle strade e se non hai delle luci adeguate rischi di perderti anche se vai dritto. Ma la neve illumina la notte anche per chi ha luci meno forti.
E quindi si, dopotutto, ho deciso che la neve mi piace.

L’inverno quest’anno mi ha portato un lungo periodo di ferie. Lavoro sempre tanto, lo sai, non amo starmene con le mani in mano, ma ora ho davanti quattro settimane di riposo. Un’eternità.
Quando mi hanno imposto di farle mi sono preoccupato di come avrei impiegato tutto questo tempo. L’inverno, le giornate corte, il freddo, la neve. Che cazzo fai a casa quattro settimane? Niente. Infatti vado via.
L’ho deciso così, un po’ per caso, senza pensarci troppo. La prima mattina ho preso l’auto e sono partito. Una valigia di vestiti, del contante e una penna.
Assieme alla penna avevo anche la carta, certo, altrimenti come avrei fatto.
A fare cosa?
Mi hai sempre ripetuto che hai una memoria corta, che non ricordi nulla per più di qualche giorno. Ti rispondevo che sono così anche io, ma stavo mentendo. Io ricordo tutto. Ogni ora, ogni secondo, ogni respiro diviso con te. E l’idea che tu possa dimenticare mi tormenta. Non posso accettarlo.
Così eccomi qui. Io devo impegnarmi queste quattro settimane che passerò in viaggio per l’Italia da solo, vagabondando come un cane randagio, mentre tu devi assicurarti di non scordare nulla di ciò che è successo tra noi.
Lo farai tra queste pagine, perché ho deciso di raccontarti la nostra storia.

O forse è più la mia di storia, perché già ti immagino contestare ogni parola dicendo che non è così che è andata. Hai ragione, la rifaccio.

Ho deciso di raccontarti la mia storia. Quantomeno la mia storia recente, quella che va dall’estate scorsa ad oggi. Un sottile frammento di tempo se lo paragoni alla vita, ma per me ha significato più di tanti anni messi assieme. E lo faccio anche per me sai, nemmeno io voglio correre il rischio di dimenticare.

Ci sono storie nella vita che ti cambiano, tempeste che scuotono un mare piatto di riferimenti stagnanti. Fulmini nel deserto che allargano il tuo insieme del possibile, lasciandoti poi con tutto il dolore e la gioia che potevano.
Ci sono storie che vanno solamente scritte per non essere dimenticate. Perché la mente può giocare strani scherzi col tempo, ma il corpo, il tuo corpo ricorderà bene quei gesti, le carezze e i nodi allo stomaco.
Così scriverò ogni cosa Giulia, e se mai dimenticherò ciò che è accaduto, qui potrò rivivere sapori e odori del tempo che ci siamo strappati.

Penso che la vita inizi proprio quando ci si rende conto che ogni momento è unico e irripetibile. Bisogna giocarsi fino in fondo ogni istante con astuzia e coraggio perché probabilmente ci mancherà.
Ci mancherà comunque tanto, ma se il ricordo di quei momenti sarà piacevole, allora forse sfameremo il desiderio in eterno.

11 pensieri su “In viaggio

  1. scrivere su un blog mi piace anche per quello. Perchè a volte veramente la mente fa brutti scherzi. A volte il tempo fa dimenticare o comunque ci permette, soprattutto quando si tratta di storie che hanno fatto male, di chiudere tutto in un angolino e fare in modo che i ricordi sbiadiscano. Però a distanza di tempo mi piace viaggiare indietro nel tempo (e sono anni che scrivo percui ne ho di post) e ricordare quei momenti che adesso mi fanno sorridere.

    così come quando si tratta di storie belle, di persone che ci hanno lasciato qualcosa di positivo è bello rileggere perchè per un istante tutto riaffiora come se non fosse mai passato del tempo.

  2. Ci sono persone che come i sassi tondi rotolano nel fiume e di loro non ci resta che un ricordo simile ad un cupo tonfo. Ci sono persone che non le ricordi per il loro nome e neppure per il loro aspetto semplicemente non le ricordi più.
    Poi arriva qualcuno che senza neppure accorgercene ci cammina a fianco, con lo stesso passo, con la stessa andatura. E poi …. il battito non mente, non lo puoi insegnare e non lo puoi fermare, si accende all’improvviso come un faro nella notte.
    E ne resti accecato.
    E cosa conta un giorno, un mese o un anno?
    Io non ricordo più il suo nome nè il suo aspetto.
    Io ricordo il battito.
    Come impazzito.
    Affy

    • Non so se sia tua o se tu l’abbia copiata, ma con il tuo permesso vorrei valutare di pubblicarla in chiusura al racconto. Non so dirti quanto comprenda bene queste parole e quanto le abbia fatte mie alla prima lettura, posso solo ringraziarti infinitamente per la tua visita

  3. Custodirsi e custodire ogni sfumatura della propria esistenza è sacro, anche quando si allunga a dismisura l’elenco degli errori. E se, poi, tra le sfumature ce n’è una che rimane esaltata nel tempo, come se fosse tratteggiata da un evidenziatore, a maggior ragione bisogna custodirla… non tanto per percorrere la strada della non dimenticanza quanto perchè è evidente che è diventata un pezzo della nostra pelle, delle nostre ossa, dei nostri nervi, del nostro sangue… Tentare di cancellarla sarebbe come amputarsi una parte e nessuno vive in maniera completa con una mutilazione.

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