4 Agosto – pt1

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L’estate non arrivava. Piogge e venti freddi ancora a giugno. Poi luglio era trascorso lento, pachidermico, nella mia stanchezza mentale di ogni anno ad un mese dalle ferie.
In quel luglio 2013 poi il mio negozio era stato preso d’assalto neanche fosse natale. Ero stanco.
Ai primi d’agosto il sole aveva infine allontanato la pioggia. Le temperature erano salite repentine e la mia casa di campagna si era trasformata in un’isola rigogliosa e profumata.
Ogni anno ha quei particolari momenti che si fanno attendere sempre con la stessa impazienza. Istanti che non vedi l’ora di rivivere come la prima volta.
La prima neve, il primo bagno al mare, la notte di San Lorenzo, le prime fragole di stagione, il compleanno, l’ultimo giorno di lavoro prima delle ferie estive e il primo dopo il rientro.
Così come la prima grigliata estiva da me.
Avevamo deciso per domenica quattro agosto. Tutta la compagnia di amici presente.
Ero impaziente di sfoggiare il nuovo barbecue e offrire loro una bella serata che inaugurasse la nostra estate insieme.
Le serate da me sono una cura, darmi da fare per qualcuno mi fa sentire al posto giusto nel mondo.
Ho sempre sentito il bisogno di farmi voler bene, specialmente quando crescendo ti accorgi che ci sono persone alle quali non piacerai mai. Sensazioni che ogni tanto ti prendono alle spalle e ti atterrano.

La grigliata del quattro agosto avrebbe aperto la nostra estate modenese ricca di proposte e divertimenti.
Mancavano quattro giorni alle ferie. Non avevo pensieri, nessuna complicazione. Avevo scelto di restare da solo più di un anno prima, di dedicarmi soltanto a me stesso dopo l’ultima relazione finita male.
E c’ero riuscito.
In effetti non avevo mai raggiunto un equilibrio così promettente, sentivo di aver trovato la formula della felicità.
L’ultimo anno di quella relazione aveva coinciso con una serie di incomprensioni sul lavoro e un’emergenza in famiglia che mi aveva fatto preoccupare tanto. Una miscela che era esplosa tutta insieme come una bomba. I giorni più difficili che ricordi.
Era trascorso un anno da allora e la sensazione di impotenza era svanita. Mi ero dedicato attivamente al lavoro, cercando nuovi spazi da occupare. Non ci si deve mai sentire al capolinea, serve sempre un obiettivo da raggiungere. Se ci si sente bloccati è soltanto il momento ideale di cambiare tutto.

La formula della felicità, persa appena sfiorata.

Le cose non durano. Non perché sia di moda ripeterlo e neppure per Facebook che ci ammaestra ad abusare di squallidi aforismi. Non è come dire “le cose belle non durano”. Il mondo gira, ci rimescola senza pausa. Le cose belle finiscono, così come le brutte. A volte semplicemente cambiano.
La mia vita stava per affrontare un mutamento inevitabile come un fulmine che colpisce dritto nel petto senza chiederti prima il permesso.

Alle cinque del pomeriggio avevo già preparato tutto, ansioso che ogni cosa fosse perfetta. Casa pulita, carne in frigo, verdure tagliate, legna, carbone, tavoli in giardino puliti e apparecchiati. Le moche sui fornelli pronte al servizio notturno, subito a fianco degli amari.

Giulia.
Scese dall’auto stringendo alcune bottiglie di birra che aveva portato per non presentarsi a mani vuote. Aveva un passo elegante, un vestito intero, il viso pulito. Io sorrisi a lei e alla mia amica Maria.
«Ciao! Benvenute!»
Maria sorrise a sua volta, le tolsi una bottiglia di vino tra le braccia e allungai la mano.
«Lei è Giulia» disse «l’amica di cui ti avevo parlato».

Ogni mutamento profondo ha sempre un piccolo inizio, a volte quasi impercettibile.

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