16 Settembre

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Com’è difficile dirsi addio una volta al giorno.
E poi per quante volte lo si può sopportare?
Vedevo il mio mondo girare intorno al suo, il mio cuore traboccante di lei, tanto da non rendermi conto che stavo percorrendo una strada a senso unico colma di ostacoli e con un muro alla fine.

Dopo il suo stop di mercoledì, le cose sembravano davvero cambiate.
Nonostante non potessi più baciarla, stringerla ed accarezzarle la pelle vellutata, mi ero fatto una promessa: portarla al Lapidario del Palazzo dei Musei a vedere la Tomba degli Amanti.
“Tieniti pronta per le 18” le scrissi la mattina.
“Dove andiamo?”
“Ti avevo fatto promettere di accompagnarmi in un posto Giulia” 

Da casa sua passeggiammo fino al museo, riparati dalla pioggia sotto il mio piccolo ombrello e tra i suoi capelli gonfi per l’umidità di cui si vergognò tutta sera.
«Andiamo a vedere dei morti? I morti mi urtano»
«Si, ma questa è una cosa particolare, te l’ho detto. Poi se resisti ti offro l’aperitivo»
Camminarle a fianco mi rendeva fiero, è una di quelle persone che attira gli sguardi dei passanti, che ti fanno sentire speciale. Gli sbuffi del suo profumo mi facevano girare la testa.

«Eccola» dissi.
La Tomba degli Amanti racconta la storia di una coppia di giovani romani di 1500 anni fa morta prematuramente di malattia e sepolta insieme. La particolarità dei due scheletri, che giacciono affiancati, sono le mani strette l’un l’altro in una promessa d’amore eterna. Un gesto intimo, privato e molto insolito per le tombe dell’epoca.

Restammo davanti alla tomba qualche minuto, in silenzio.
«Io voglio essere bruciata, non sepolta»
Era una cosa romantica quella che avevo fatto? Forse si, tutto stava nel cogliere o meno il gesto, e Giulia non era decisamente una persona romantica.
«Aperitivo?» dissi per riconquistare la sua attenzione.
«Si!!!!»
Ora era felice.
«Ti porto in un posto dove sono stata con un amico, fanno un ottimo aperitivo!» aggiunse.

Afferrò il mio braccio e camminammo stretti sotto l’ombrello, tra le sinuose vie del centro di Modena, tra negozi d’antiquariato e laboratori artigianali, e stoffe, e piccoli bar deserti.
Ti amo.
Avrei voluto sussurrarglielo all’orecchio mentre mi stringeva e si pettinava ossessivamente i capelli. In quel momento potevo credere che fosse mia. C’erano molte altre coppie mano nella mano quella sera e per loro, da fuori, noi non sembravamo diversi.
«Vi porto il terzo Franciacorta?» Ci disse il cameriere.
Noi scoppiammo a ridere e annuimmo. I nostri aperitivi non avevano mai una misura.
Parlammo del matrimonio di suo fratello che l’avrebbe portata l’intera settimana successiva in Sardegna. Parlammo della nostra compagnia, degli amici, poi le raccontai alcune cose della mia ultima relazione per sfamare la sua curiosità.
«Raccontami qualcosa di te» le chiesi poi.
«Tipo?»
«Sei pronta per trasferirti in Spagna?» mi costrinsi a mantenere un’espressione serena.

Mi aveva confidato che il suo ragazzo le aveva dato una specie di ultimatum. Entro un anno si sarebbe dovuta trasferire da lui che, tra l’altro, insisteva nel dirle di volerla sposare quanto prima.

«Si. Domani sera inizio un corso di spagnolo, farò un colloquio di lavoro verso marzo. Poi chi lo sa. Non so dirti come andrà questa cosa, le mie paure sono tante, ma nella vita bisogna pur rischiare e prendersi le proprie responsabilità.»
Già.
Ne parlammo per diversi minuti, ma poi girò il discorso su di me.
«Non puoi esserne felice.»
«Certo che lo sono, sono felice per te Giulia. Non per noi, certo. Per te. È tutto quello che mi rimane, no? Io voglio augurarti ogni bene, e lo dico sinceramente.»
«Dovresti odiarmi.»
«Sei stata incoerente con me, questo si. Prima dici di aver deciso e mi allontani, poi mi riprendi dicendo che avrei dovuto fare il contrario, che al mio posto tu ci avresti provato anche se c’era il rischio che andasse male. Una sola settimana più tardi mi scarichi di nuovo e stavolta in modo definitivo. Sai, non c’è nulla di più desolante che perdere una relazione mai vissuta.»
«Si.»
«Capisci? Non ce la siamo neppure potuta rovinare. È terribile non potersi odiare, non potersi lasciare, sfiniti dai litigi. Invece dobbiamo rinunciare alla nostra possibilità senza neppure averla provata. È terribile.»
«Anche tu sei stato incoerente.»
Alzai lo sguardo e la fissai dritto negli occhi proprio come lei mi aveva insegnato.
«Giulia io voglio stare con te. Voglio stare con te! È un secolo che ti aspetto, ho commesso errori, ho rinunciato a tante occasioni attendendo che arrivassi, che mi travolgessi. Nessuna incoerenza, voglio stare insieme a te!»
Allora fu lei ad abbassare lo sguardo. Per la seconda volta.
Rientrammo verso casa. Sulla strada attraversammo uno stand con una conferenza colma di persone.
«C’è Mogol!»
Mogol stava parlando ad un fitto pubblico della sua storia di poeta e scrittore di testi celebri della musica italiana.
Restammo fino alla fine ridendo ed applaudendo una personalità travolgente, ed emozionandoci nei suoi racconti esclusivi sulla composizione dei grandi successi che avevano fatto storia.
Le presi la mano e la tenni tra le mie per tutto il tempo. Mi sentivo felice e così triste. Pieno d’amore e così tanto povero.
Avrei voluto bloccare il tempo in quel momento e trascorrere l’eternità mano nella mano con lei, come i due amanti romani nella tomba.

Al momento di salutarci restammo abbracciati più di mezz’ora, allontanandoci e riprendendoci. I nostri nasi si sfiorarono, ci accarezzammo, ci stringemmo forte.
«Devi andare, per me è una tortura» disse.
«Andiamo su da te e teniamoci abbracciati, solo questo, soltanto qualche minuto.»
«Non ce la farei.»
«Ti prego, non dirmi di no»
Le suppliche: certamente il mio errore più grande in tutta questa faccenda.
«No, non possiamo farlo, andrebbe certamente a finire come vorrei, ma anche come non posso più permettermi che vada.»
La abbracciai di nuovo e le sussurrai piano: «Questa settimana di lontananza capita nel momento perfetto. Non faremo mai più una serata come questa Giulia. Buonanotte»
La salutai senza più il coraggio di incrociare il suo sguardo.
Lei rimase seria e silenziosa.
«Ciao. Buon viaggio.»

2 pensieri su “16 Settembre

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