22 Settembre – pt2

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A pomeriggio inoltrato io e Farfallina avevamo spazzolato un antipasto di gnocco fritto e salumi, lasagne, cannelloni e una grigliata di carne in due. Il tutto accompagnato da una genuina bottiglia di Lambrusco.
Giulia nascondeva il suo cibo nel mio piatto già dalla seconda portata. Eravamo esausti.
«Piccioncini c’è anche la torta fatta in casa!»
Ogni resistenza era vana.
«Ti prego, sto per scoppiare» disse Giulia con una mano davanti alla bocca per non farsi sentire da Ada impegnata a raccontare ai clienti barzellette sconce sulle suore.
«Allora? Ti è piaciuto questo pranzetto speciale?»
«Ti odio» rispose sorridendo «E tu sei un bastardo. Pensa che volevo portarci il mio capo!»

La giornata stava assumendo una forma insolita e nuova. Per me era già una novità incontrare Giulia di giorno, fingendo per qualche istante che fosse normale così, che potessimo passeggiare serenamente per il centro senza temere che qualche amico ci riconoscesse.
Dopo il colpo di scena del pranzo lei sembrava diversa. Più sciolta, più naturale nel modo di parlare, quasi dolce. Non ero abituato a vederla tanto aperta e sorridente con me. Di solito non faceva altro che ripetermi quanto si sentisse costretta a mantenersi distaccata e a comportarsi in modo ben diverso da come farebbe in una relazione tradizionale.

Quel giorno, per la prima volta, vidi Giulia senza maschere e senza filtri. Vidi il modo in cui l’avrei potuta avere, se solo le cose tra noi fossero nate in una condizione differente.

Passeggiamo verso casa sua sazi e soddisfatti. Io la prendevo in giro sullo scherzo che le avevo giocato, lei rideva giurando vendetta.
Mi fece salire, preparò un secondo caffè e mi trascinò in camera.

«Un’intera giornata insieme, accidenti!» Scherzò quando ormai stava facendo sera.
«Ora cenetta. Hai fame?» dissi ridendo e guardandola portarsi le mani alla bocca.
«Io devo lavorare questa sera»
«Dovrei restare stanotte»

Giulia aveva molto timore di dormire con qualcuno e lo aveva fatto soltanto con persone veramente importanti. Avevo intuito che c’era qualcosa che la spaventava, qualche tipo di paura che non conoscevo.
Per quella ragione aveva preferito scaricarmi sotto il temporale il mese prima, piuttosto che chiedermi di restare.

Alla mia frase non rispose, come capitava sempre nelle cose che la mettevano in imbarazzo o la costringevano a sbilanciarsi troppo nei miei confronti.
Sorridente le baciai la fronte e andai a casa.

“Dovevo restare stasera” le scrissi poco più tardi.
“…Dove Sei? Dici a dormire?”
“Oggi era una giornata speciale, giusta”
“Io direi che è stato tutto molto bello. Dove 6?”
“Dove vuoi tu”
“Ahah”
“Con un margine di 15 minuti! Perché?”
“Per sapere”
“Posso essere da te in un attimo”
“Non preferisci lasciare questo ricordo? Io nn voglio rovinarlo”
“Rovinarlo in che modo?”
“Boh nn so”
“Partirei anche ora per avere solo altri 5 minuti con te”
“Io perdo ancora 30-40 minuti a lavorare. Al massimo puoi guardare la tv. Da me.”
Non riuscivo a crederci.
“Esco ora. Se mi hai fatto andare a casa solo perché facevo puzza e volevi che mi lavassi potevi dirlo!”
“Ahah Tra quanto arrivi?”
“Sto volando”

Al contrario di lei, non sognavo altro da un mese che dormirle una notte a fianco.
La guardai accarezzarsi il viso nel sonno, mentre le passavo le mani tra i capelli senza riuscire davvero a credere all’angelo che mi dormiva accanto.

Una notte intera mi bastò per capire che non avrei voluto svegliarmi un giorno di più senza averla vicino, che Giulia sarebbe stata la mia ragione. Il compenso per le sofferenze del mio passato, per gli errori commessi, per ogni relazione andata male, ma necessaria a prepararmi.
In quelle ore, contemplando la sua fragilità e la sua purezza, compresi che l’amavo immensamente.
E mi sentii terrorizzato.

8 pensieri su “22 Settembre – pt2

  1. Beh… ti ho lasciato il “mi piace” ed un commento solo su questo ultimo post ma me li sono letti tutti 😉
    Non so se sia una storia vera o solo un racconto ma non credo che importi: se anche è solamente un racconto è comunque una storia vera dentro di te, una bella storia anche se la sofferenza fa da sottofondo.
    Ci fu qualcuno che disse “la gioia di oggi è il dolore di domani” ma io preferisco dire “il dolore di oggi è la gioia di domani”.
    Ad maiora!
    Claudio

    • Gentilissimo Claudio, ti ringrazio infinitamente per questo commento. Posso assicurarti che negli articoli non c’è nemmeno una parola inventata. La semplicità lessicale è prova del fatto che tutto è frutto di copia/incolla di discussioni reali e di pagine di diario che ho scritto giornalmente senza fare alcun tipo di rielaborazione. Un saluto

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