1 Novembre – pt1

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Su Whatsapp il 28 Ottobre:

“È mostruoso regredire noi due un pezzettino in più ogni giorno Giulia.”
“Io sabato vado all’outlet a Barberino”
“Ti odio Giulia. Ho capito come fai. Io ti dico dove vorrei andare e tu ti organizzi per andarci con qualcun altro”
“Veramente vado sola, vieni con me”
“Uguale Firenze. Domani mi scriverai dicendo, sai, prossima settimana vado a fare un giro a Firenze!! GGRRRR!!”
“Sabato vuoi venire con me a fare shopping?”
“Si”
“Ahah”

 

1 Novembre

Erano passate quindi due settimane da quando avevamo smesso di comportarci come una coppia.
Ci eravamo visti qualche volta, si, ma sempre rispettando un insensato ed innaturale distacco.
La sentivo sfuggire, pian piano, pezzo dopo pezzo, tra le mie mani. E non potevo far altro che prenderne atto.

In alcuni momenti avevo creduto che quella fase potesse essere la migliore mai capitata finora. Ero ancora un illuso, ancora dopo tutte le settimane, ma mi ero convinto che se fossi riuscito soltanto a starle accanto, rimanendo una presenza importante e dandole solo il meglio, forse, se mai la sua relazione fosse finita, avrei potuto avere una possibilità.
Mi ero reso conto di amarla in un modo incontrollato e fuori da ogni logica. Mi sentivo pronto ad attendere l’eternità se ancora un piccolo pezzetto di speranza restava aggrappato a noi due, tenendoci vicini, in qualche modo.

Quel venerdì passai a prenderla presto. Direzione Outlet di Barberino del Mugello.
Adoro fare shopping e sono un ottimo personal shopper per ragazze! Si, detta così non suona bene, ma è solo uno dei tanti interessi.
A Giulia avevo già espresso il desiderio di andarci, così come per Firenze, che attendevo di poter visitare da mesi, senza mai essere riuscito ad andare.

Ero euforico. Vederla salire in auto con me alle otto del mattino, col sole fuori appena sorto e sapere che ci saremmo messi in viaggio, in autostrada. Un’intera giornata io e lei. Trattenevo un’evidente felicità augurandomi solo che quel giorno durasse più di ventiquattrore.

Perlustrammo tutti i negozi, più di una volta. Giulia si provò un’infinità di vestiti, lamentando la quantità di soldi che le facevo spendere invece di darle un freno.
Passeggiammo tra le vetrine per più di sei ore, chiacchierando, in un’insolita calda giornata di novembre. Aveva ancora l’abitudine di appoggiarmi la testa sulla spalla dopo avermi preso sottobraccio. Così i suoi capelli mi avvolgevano nel profumo ed avevo l’impressione di camminare sulle nuvole con piccoli passi leggeri.

A pomeriggio inoltrato avevamo riempito il baule di vestiti e scarpe, per me e per lei.
«Sei stanca Giulia?»
«Assolutamente no»
«Bene»
«Perché?»
«Perché ti sto portando a Firenze»

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