30 Novembre

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Conoscete le cinque fasi del dolore?
Comunemente le si applica ai casi di lutto o quando si scopre di avere una malattia non curabile. Ma c’è chi si è spinto ad applicare lo stesso schema anche per la fine di un matrimonio, di una convivenza, di una relazione, più semplicemente di un amore.
Certo, i pesi in gioco sono ben differenti e non va fatto alcun tipo di paragone.
Ma in qualche modo mi sono riconosciuto finora in queste fasi.
Per la prima, quella del rifiuto, della negazione, ho voluto credere che non fosse possibile che tutto finisse così. Senza un briciolo di senso. E anche la mia lettera di dieci giorni fa, mi accorgo, era soltanto la mia ultima richiesta estrema di un segno.
Un segno che non è mai arrivato.

Non sento Giulia da venti giorni.
E così ho guardato avanti, curandomi in tutti i modi che potessi.
L’idea di aprire questo blog e sfruttarlo come un enorme secchio dentro cui riversare la mia storia forse è servita. Finora.

Non avrei immaginato la forza e l’affetto che ho ricevuto dalle persone che hanno seguito le mie pagine e che mi hanno scritto.
Forse perché la mia è una storia comune tutto sommato, già vista per tanti di voi, sperimentata e affrontata.

Questa sera saremo a festeggiare il compleanno di Maria, un evento che Giulia non si sarebbe voluta perdere. Ma lei è semplicemente scomparsa e anche adesso, a poche ore dalla festa, non so cosa potrebbe accadere. Non ha risposto all’invito del gruppo e mi auguro, sinceramente, che non accada nulla di imprevisto. Che non si presenti.

In queste due settimane ho scritto la mia storia. Frettolosamente, nervosamente, battendo sulla tastiera giorno e notte infervorato dal bisogno di arrivare alla fine e togliermi il macigno che sentivo pesare sul mio stomaco.
Il risultato è stato inaspettato.
Non avrei mai creduto che così tante persone avrebbero iniziato a seguire il mio racconto, così semplice, scritto di getto, senza rileggere, senza preoccuparmi della forma con cui lo avrei presentato.
A voi, a tutti voi, va il mio più sincero ringraziamento. Siete stati una forza incredibile ed insostituibile.

Cito a memoria, gli altri non me ne vogliano.
Mariko, Ayertosco, Bloom2489, Jadejadette, Harahel13, Claudio Torchio, Afinebinario, La ragazza delle arance, Lajulz, Fra3fra, Melikebridgetjones, Isy09, QuestionediStileBlog e tanti, tanti altri. Grazie di cuore.

La seconda fase è quella della rabbia e in questi giorni la sento montare dentro di me prepotentemente. Mi ottenebra, mi pervade. La sento muovere.
Avete ragione. Passeranno giorni, settimane e mesi, ma non sarò più quello di prima. Forse chi mi conosce meglio se ne accorgerà distinguendo un giorno tra un mio sguardo e l’altro un riflesso nuovo. Vedrà la ferita dietro lo specchio. Rimarginata, risanata, ma col suo segno indelebile sulla pelle.

6 pensieri su “30 Novembre

  1. Grazie per avermi citato… mi ha lasciato l’amaro in bocca però, non la storia finita (?) male ma questo tuo saluto. Continua a scriverci in questo blog, scrivi impressioni, tranche de vie, poesie, recensioni…. scrivi e vedrai che il dolore mutera’, condividi con noi amici “invisibili” momenti di crisi e di risalita, coltiva quell’affetto di cui ti sei sentito circondato. Vedrai che insieme è più facile andare avanti.
    Mariko

  2. Credimi, LiarMan, non ho fatto che tremare leggendo ogni post e piangevo poco fa, sulle ultime parole.
    “io non lo so chi c’è dall’altra parte, non lo so per certo” come la bellissima canzone che hai pubblicato dice, ma a prescindere da ciò ho sentito questa storia come se fosse un po’ anche mia. E’ stato come riviverla leggendo. E ho capito cose di me. Solo l’istinto domina la paura e quest’ultima fa danni tremendi. Questa storia mi ha permesso di guardarla da molto vicino e, credo, sia riuscita a spostare più di un macigno.
    Spero di leggerti ancora, bloggers come te sono più unici che rari, davvero…

  3. Non devi ringraziarmi. Sei tu ad avermi donato le tue parole, la tua storia. Che no, non è una storia comune: è proprio la tua.
    E, credimi, le cinque fasi del dolore si applicano perfettamente anche ad un cuore spezzato.
    Non starò qui a mentirti dicendo che “il peggio è passato”. Lanciandoti qualche frase fatta qua e là come “il tempo guarisce ogni ferita”. Il tempo non guarisce un bel niente. Le ferite non si rimarginano da sole.
    Ma puoi farlo tu. E puoi farlo in compagnia.
    Perché nessuno, meglio di chi non può vedere fisicamente il finto sorriso che indosserai nei prossimi giorni/mesi/anni, potrà capire quanto quella ferita stia suppurando.
    Mi permetto di stringerti, virtualmente. Chiunque tu sia.

  4. Probabilmente il comune denominatore di tutti quelli che si sono fermati è che ci siamo passati tutti.
    O almeno conosciamo qualcuno che ci è passato.
    Sicuramente io ho continuato a leggere perché è una storia ben raccontata anche se il finale non è quello che uno spera.

    Però ho imparato con il tempo e con l’esperienza che anche se adesso puoi essere incredulo, incazzato, ogni tanto sconfortato per quello che è accaduto e per come sono andate le cose presto tutto sarà solo un ricordo. Esperienza. Un qualcosa da condividere con altri. Tutto passa. Veramente. E’ certo più facile dirlo ma un giorno ti sveglierai e sarà diverso. Il peso che hai dentro di te sarà più leggero.

    Comunque per quello che ho letto io temo che con Giulia non sia veramente finita. Vedrai che tornerà. E spero che saprai prendere la decisione giusta! 

    Ps: comunque continua a scrivere. E’ la medicina migliore dopo il tempo.

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