Fase due: distruggendo Giulia

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Vivo sulle colline modenesi a circa venti chilometri dal centro città.
Dalla finestra della cucina riesco a vedere la Ghirlandina lontana e luminosa, che si staglia tra le case.
In questi mesi la guardavo spesso pensando a te. Ricordando che vivi lì a due passi e di come la vedevamo piegarsi la notte del nostro primo appuntamento, correndo verso casa a piedi nudi.

Ora vorrei non averla sempre davanti. Lì a dirmi che non ci sei più e che non ci sarai.
A ricordare il modo in cui sono finite le cose, tra la mia ingenuità e i tuoi sensi di colpa. Tra le cose fatte con l’intenzione, ma mai con la ragione.
Perché ho sempre avuto una scelta, certo. Questo mi rende colpevole e responsabile delle cose quanto te. Ma certi sentimenti non li si comanda, per quanto la ragione e la testa mi evidenziassero costantemente il rischio, la posta in gioco.
O forse si. Forse li si comanda. Forse tu ci riesci.
Perché se a quel maledetto compleanno di sabato non hai voluto farmi sapere se saresti andata o no, lo hai fatto di proposito. E l’ho capito quando sei arrivata con lui. Come se avessi progettato un colpo di scena, un gesto che ferisce più di mille parole e che faccio ancora fatica a comprendere.

La fase della rabbia però non rovinerà questo racconto. Farò come dici tu, farò l’uomo. Non dirò nulla, resterò qui, immobile a guardare.
Distruggendo Giulia è quel mostro appena nato che adesso un po’ alla volta consumerà il mio sentimento, ma non il tuo ricordo. Quello resterà protetto qui, tra le pagine, come mi ero promesso all’inizio.

“E se poi Itaca sarà peggio di quanto ci si aspettava, valeva la pena raggiungerla per tutto ciò che si è vissuto per arrivarci.”

Ci tenevi tanto che leggessi questa tua frase oggi. L’ho letta e ne ho cercato il significato.
“[…] il senso di Itaca è proprio quello di fungere da stimolo per il viaggio, più che da meta da raggiungere e fine a se stessa. “Itaca” è un viaggio nel quale non è importante se la meta è poi deludente.”

Alla fine forse resterà solo la mia incapacità di capirti davvero. Tu poi dicevi di non voler essere capita affatto.
Una cosa però che so è che il mio viaggio con te, le mie scelte, le difficoltà che ho affrontato, valevano nella speranza di una meta felice e duratura, non deludente. Hai ragione, non capisco nemmeno questo tuo pensiero, ma nonostante tutto mi auguro che la tua Itaca possa essere il giaciglio che hai sempre cercato, la culla nella quale vorresti adagiarti.
Perché la mia Itaca invece, se mai te lo fossi domandato, è stata data alle fiamme.

7 pensieri su “Fase due: distruggendo Giulia

  1. Ogni arrivo non è altro che un nuovo punto di partenza. La tua Itaca non è il punto di arrivo ma l’inizio di un nuovo, lungo viaggio dentro di te, verso di te.
    Oggi sei diverso da quello che eri pochi mesi fa, forse, grazie a questa vicenda, hai imparato su te stesso molto di più di quanto non avresti mai potuto. Certe cose fanno male, molto.
    Le fasi che citi, negazione, rabbia e via dicendo sono strategie della psiche per sopravvivere: è importante dar loro lo sfogo che necessitano.
    Per un po’ di tempo, guardandoti allo specchio, vedrai solo un animale ferito ma con il passare delle settimane riuscirai a vedere quello che c’è veramente dentro di te forse scoprirai che, tutto sommato, Giulia era solo un parto della tua fantasia, un tuo desiderio che hai proiettato su colei che ha incrociato la tua strada in quel periodo. Scoprirai che il mondo è pieno di Giulie e questa vicenda ti avrà preparato ad incontrare quella giusta.
    Lascia che la tua rabbia ora distrugga quello che ti ancora e ti impedisce di salpare ancora da Itaca per un nuovo viaggio.
    Abbracciati, sapendo che è a te che deve andare tutto l’amore che volevi riversare su di lei, dimenticandoti di te.
    Buona rinascita!
    Un abbraccio da parte mia
    Claudio

    • Davvero saggio Claudio! Ti ringrazio infinitamente. Ora sono certo che questa non fosse la mia Itaca, ma sai, a volte ci si addentra semplicemente in un nuovo giardino che per un istante ci suggerisce che forse potremmo essere giunti abbastanza lontano, che forse ci si potrebbe fermare lì. Mi sbagliavo, ma riprendendo a camminare porterò con me preziosi insegnamenti. Hai ragione.

  2. Reblogged this on gepopiblog and commented:
    Itaca…… Quanto vale abbandonare il proprio viaggio?Perché scappi?Perché hai paura di arrivare ad Itaca?Perché la distruggi ? Io ho atteso una vita la donna che ho amato da giovane e quando ero sposato ed avevo superato i miei 40 anni lei arrivo’ ….. Non la feci parlare le apri’ soltanto di nuovo il mio cuore… E’ l’ Amore… Caro blogger

  3. itaca in fiamme è un’immagine che, secondo me, kavafis ha qualche volta visto, davanti a sè.

    come stanchezza, come impotenza, come piccoli aghetti conficcati in fondo, più a fondo, nello sterno a ricordare che esiste anche l’arte dello slegare.

    una consapevolezza atroce, inumana.

    itaca io l’ho sempre trovata malinconica ed ellittica. infine, umana.
    come la testa quando gira, si avvita, e cerca risposte, e si affatica nel comporre una che sia esaustiva. e che basti a spiegare.

    poche volte mi fermo, e rifletto sulle domande.
    forse itaca è questo: una segno di interpunzione.

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