29 marzo – Oltre la porta

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«Ci vediamo stasera?»
Me lo chiedi da settimane Giulia. Io ti snobbo con qualche scusa poco credibile e senza preoccuparmi troppo di come ti tratto.
Ma non stasera.
Ti raggiungo in birreria che è già tardi e quando mi fai l’elenco delle cose che hai bevuto, fatico a crederci.
Prendiamo una cosa entrambi e iniziamo a chiacchierare.

A parti invertite.
Io tanto arrogante e sicuro di me rispetto all’anno scorso. Ti provoco. Resto serio, tagliente, ti trafiggo con lo sguardo e ti sfido.
Il retaggio, ecco cos’è. Il retaggio del tuo giro sulla mia vita.
Tu invece sembri piccola stasera, indifesa, vittima delle mie brame. Ti muovi tra le mie dita e ti strofini come un gatto mentre rientriamo verso casa tua.

Oggi il mio cuore batte lento, controllato, vigile. Non abbasso lo sguardo nemmeno un minuto.
Ti chiama lui a due passi da casa.
Sei mesi dopo il nostro addio ti sento finalmente parlare la sua lingua con padronanza e ricordo che presto partirai per sempre.
«Il trenta giugno lavoro qui, mentre il primo luglio abiterò già là.»
«Sai Giulia che non ci rivedremo mai più? Si, perché se anche la vostra storia dovesse mai finire, tu non torneresti qui, ma dalla tua famiglia, in Sardegna.
Sai che non ci rivedremo mai più?»

Voglio metterti alla prova e strofino il mio viso sul tuo, senza baciarti. Voglio misurare la tua forza, dopo l’impegno che hai messo per allontanarti in ogni modo da me.
Voglio il tuo rifiuto, voglio la verità.

«Baciami.» Sussurri.

Mi stacco, faccio due passi indietro e ti punto contro le mani aperte: «Ferma! Ferma così Giulia! Fotografo questo istante. Ho dovuto aspettare nove mesi, ma finalmente sta succedendo.
Per la prima volta sei tu a chiedere, me.»

Ti bacio e quasi ci spogliamo per strada.
Mi accosto al tuo orecchio e ti sussurro piano «Ricordi quella sera di agosto? Quando mi convincesti ad entrare solo un istante oltre il portone di casa tua?»
Questa volta sarò io a farlo. Come fosse l’ultima tappa di questo viaggio nell’oblio, un percorso che mi ha trasformato e mi ha fatto diventare un po’ più… te.
Ti afferro e ti tiro dentro. Chiudo la porta con un calcio e ti blocco le mani al muro, nel buio del corridoio.
Mi dici che hai paura «Ho paura di partire, ho paura di quello che succederà. Ho paura dell’effetto che mi fai ogni volta e so che con te avrei le certezze che non trovo in lui. E invece ti perderò per sempre.»
I tuoi pantaloni scivolano e la tua pelle scotta come il fuoco. Non sai se ridere o piangere, ma io so bene come andrà.

Pochi istanti più tardi piangi disperata.
Mi ricordi che hai sempre fatto l’amore con me maledicendoti appena qualche minuto dopo.
Mi guardi con gli occhi ammollo nei tuoi errori e dici «Prometti che non mi dimenticherai mai. Puoi odiarmi, ma prometti di non cancellarmi.»
«Giulia te lo prometto, ma prometti anche tu una cosa.
Da oggi e per sempre, non piangerai mai più per me. Mai più.
Addio Giulia.»

15 pensieri su “29 marzo – Oltre la porta

  1. Mi piace come scrivi e sono felice tu sia tornato, però questa volta mi piace un po’ meno il post.. Non metto assolutamente bocca sulla storia tra te e Giulia e ti dico questa cosa perchè provo adesso una cosa del genere, penso che essere trattate come stronze mentre lì fuori di quelle vere ce ne sono e sono ben altro, non è proprio giusto. Soprattutto perchè certe scelte si fanno con la voglia di creare qualcosa di vero e che duri, con il cuore che muore dalla voglia di darsi e mai, mai per ferire lui. Chiedere alla lei una prova d’amore come se fosse una persona della cui sincerità non ci si può fidare fa male, tanto…

  2. Non sono proprio in sintonia con quello scritto da bloom… Nella vita non si prende e si lascia … Non siamo al mercato! Ma in fin dei conti anche tu sei cambiato adesso ….forse non l’ amavi abbastanza… Era la tua metà mela avvelenata… O forse quella perfetta … Adesso che non la rivedrai più … Cosa hai intenzione si fare???

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